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Intervista con Nobuyoshi Tamura (2)

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di Stanley Pranin

Aiki News #67 (May 1985)

Traduzione di Pasquale Robustini

Questa è la seconda e ultima parte di una intervista con il Maestro Nobuyoshi Tamura che è stata condotta in due parti. La prima sessione venne tenuta a Marsiglia in Francia il 2 agosto 1983 da Didier Boyet come intervistatore. La parte finale dell’intervista ebbe luogo il 29 agosto 1984 negli uffici di AIKI NEWS a Tokyo e fu condotta dall’Editore di AIKI NEWS, Stanley Pranin.


Ci può parlare degli eventi significativi per la diffusione dell’Aikido negli anni ‘50 quando l’arte era poco conosciuta?

Penso che il fatto che l’attuale Doshu lasciò il lavoro per dedicarsi completamente all’Aikido sia stato uno degli eventi più importanti. Per diffondere l’Aikido, bisognava far conoscere l’arte, quindi fu organizzata una prima dimostrazione. Andavamo ovunque se invitati, anche se dovevamo portare con noi da mangiare. Andavamo in scuole, aziende, centri di addestramento all’autodifesa e anche da singoli che lo richiedessero. Oggigiorno le dimostrazioni non sono nulla di speciale ma a quel tempo aprire al pubblico una dimostrazione di Aikido era impensabile.

Quando O-Sensei fu invitato alla prima dimostrazione di Kobudo (arti marziali vecchio stile) del dopoguerra, disse di non voler partecipare e mandò il maestro Tohei invece. Quando il maestro Tohei chiese ad O-Sensei quali tecniche avrebbe dovuto dimostrare, pare che rispose, “Quelle che vuoi. Fa ciò che credi appropriato.” Penso che credesse che il Budo non fosse qualcosa da mostrare ad altri e si preoccupava che una volta mostrate le sue tecniche qualcuno se ne potesse appropriare. Quindi, quando io cominciai con l’Aikido molta gente non ne sapeva nulla. Mi veniva spesso rivolto questo tipo di domanda: “Aikido? Cos’è? È un tipo di kiai jutsu?” Così stavano le cose, e sembra fosse difficile per il Doshu ricevere il permesso da O-Sensei di fare dimostrazioni. Alla fine lo ottenemmo, ma dato che nessuno l’aveva mai dimostrato in pubblico non sapevamo bene cosa fare per pianificarla, almeno per quanto riguardava contenuto e durata. Facevamo allora delle prove ed il Maestro Okumura cronometrava le esibizioni di ogni gruppo dando istruzioni di start e stop, avvertendoci così nel caso ci dilungassimo troppo. L’immagine del maestro Okumura col cronometro è ancora chiara nella mia mente.

È noto che O-Sensei andò alle Hawaii con il maestro Tohei insieme a lei nel 1961. Quali sono le sue impressioni su quel viaggio?

Ricordo che personalmente fui molto felice perché era la mia prima opportunità di andare all’estero ed anche perché potevo accompagnare O-Sensei. In più ero tranquillo perché anche il maestro Tohei sarebbe venuto con noi. Il nostro primo giorno alle Hawaii siamo stati in un meraviglioso hotel a Waikiki Beach. La mattina dopo O-Sensei furioso disse che sarebbe tornato in Giappone. Sembra che non riuscisse a regolare la temperatura della doccia e che si versò acqua bollente in testa (ride). Era un bel problema! Normalmente, quelli di noi che accompagnavano O-Sensei stavano nella stanza accanto. Ma dato che era la prima volta che stavamo in un hotel occidentale non eravamo preparati. Poi un membro del gruppo che ci aveva invitati, un certo signor Kagesa, ci fece accomodare nella dependance della sua casa. Ero molto dispiaciuto perché non mi aspettavo di dover stare in una casa Giapponese alle Hawaii. Comunque ricevemmo un ottimo trattamento ovunque.

Per cambiare in qualche modo argomento, c’è un modo per i non giapponesi di capire la filosofia di O-Sensei?

Domande simili mi vengono spesso rivolte sia in Europa che negli Stati Uniti. Rispondo sempre che anche se i nostri caratteri e il colore della nostra pelle sono diversi, dato che siamo tutti umani non è certo un caso che ogni razza o cultura sia incapace di capirla. Sebbene io non sia sicuro che l’Aikido abbia un qualcosa che possa essere classificato come filosofia o no, parlo ai miei studenti degli insegnamenti di O-Sensei e delle mie impressioni su di lui per quello che io stesso posso capire. Ciò può significare che quello che essi capiscono può essere limitato dalle mie conoscenze. A causa di ciò può anche significare che ci vorrà molto per gli stranieri per capire il pensiero di O-Sensei. Dato che l’Aikido si basa sull’assunzione che mente e corpo sono una cosa sola, se si eseguono le tecniche di Aikido correttamente, la mente seguirà il corpo. D’altra parte, se la mente non funziona secondo i princìpi dell’Aiki, non si è capaci di eseguire delle vere tecniche. Penso che sia possibile capire lo spirito di O-Sensei un po’ alla volta attraverso la pratica quotidiana. Quindi, io pratico nella speranza che il mio spirito si avvicini al livello di O-Sensei anche se di poco. Egli spesso lamentava: “Ho lavorato molto duramente per aprire la Via dell’Aiki, ma quando mi fermo a guardare indietro, vedo che nessuno mi ha seguito.” Questo era probabilmente vero. Ciò significa che la via dell’Aiki è estremamente lunga, non solo per gli stranieri ma anche per i giapponesi.

Quando andò in Francia per la prima volta, qual’era la situazione lì?

A quel tempo, intorno al 1964, i praticanti di Aikido in Francia erano circa quattro o cinquecento persone. Pare che ce ne fossero solo sette od ottocento in tutta Europa. In Francia c’erano il Maestro (Mutsuro) Nakazono e (Masamichi) Noro, uno dei miei amici dagli anni da uchideshi, ed il Maestro (Aritoshi) Murashige operava in Belgio. Durante lo stesso periodo Kawamukai andò in Italia ed il Maestro Tada lo seguì subito dopo. Più o meno nel periodo del mio arrivo in Francia, il Maestro Nakazono e Noro tenevano stage non solo in Francia ma anche in altri paesi come il Belgio, la Gran Bretagna e la Svezia. In altre parole, era necessario considerare l’Europa come una cosa sola piuttosto che come nazioni separate.

Il Maestro (Tadashi) Abe era già rientrato in Giappone?

Masamichi Noro lasciò il Giappone per la Francia nel 1962. Prima della sua partenza il Maestro Abe tornò in Giappone. Ricordo ancora bene di essere andato con Noro a trovare il Maestro Abe per sentirlo parlare della sua esperienza in Europa.

Cosa faceva Nocquet a quel tempo?

Era il primo francese a venire in Giappone per allenarsi in Aikido e restò per due anni (1955-57). Sembra che a quel tempo (circa il 1962) fosse molto attivo nel diffondere l’Aikido a Parigi dalla sua base di Bordeaux, dov’era nato. Il suo gruppo apparteneva alla FFJDA (Federation Francaise de Judo et Disciplines Assimiles – Federazione Francese di Judo e Discipline Correlate) ma riteneva offensivo che l’Aikido fosse messo sotto il patronato del Judo. Sebbene Nocquet avesse acquisito autorità nell’amministrazione dell’Aikido in Francia dal Maestro Abe, i maestri giapponesi venivano ad insegnare senza permesso. Di conseguenza, aveva intentato un’azione legale contro l’Akikai. Non ebbe alcun contatto con i giapponesi.

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