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Intervista con Shoji Nishio (1992), Parte 2

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di Stanley Pranin

Aiki News #92 (Summer 1992)

Traduzione di Gianni Canetti

In questa seconda di due parti, Shoji Nishio Shihan continua a descrivere la sua filosofia ed il suo approccio all’Aikido. Oltre 40 anni di esperienza formano le basi del suo concetto di pensiero provocatorio sulla natura della “vera forza”, la forza necessaria ad evitare di ferire un avversario, ed il suo credere che le arti marziali debbano essere usate per la protezione di tutte le persone.

Nishio con O-Sensei nel 1969

Nel manuale tecnico Budo scritto da O-Sensei prima della Guerra, egli diceva che nage deve iniziare l’attacco quando esegue shomenuchi ikkyo.

Si. Quello era come lui praticava in passato. Comunque, noi non entriamo direttamente di fronte; facciamo invece irimi. E’ solo questione di una piccola differenza di angolazione. Se cambia l’angolo di 30 gradi tu puoi controllare il tuo avversario ed evitare il suo attacco. Questo rappresenta una dimensione differente anche per le arti marziali classiche praticate oggi. Da quando noi non facciamo aikido nell’ottica di proiettare, l’atto di proiettare l’avversario è già compiuto prima che l’attuale contatto fisico avvenga. Dopo di che penso che sia questione di come ottenere l’autostima di un avversario mentre subisce un giusto processo di auto analisi. Credo che questa sia la giusta direzione da prendere per le arti marziali. Che scopo c’è nel proiettare qualcuno prima? Io penso che la cosa necessaria per il futuro sia il concetto di permettere alla gente di vivere. Penso che noi dobbiamo sforzarci di realizzare questo attraverso la pratica.

Sensei, lei impiega concetti filosofici delle arti marziali classiche quali sen no sen (anticipare l’attacco) o ato no sen (risposta ad un attacco) nel suo insegnamento?

Questo tipo di domanda è stata fatta ad un numero di professionisti di arti marziali durante uno studio psicologico condotto dall’Università di Tohoku circa le nostre opinioni su spazio e ritmo. E’ la stessa cosa ovunque; Gli artisti marziali dicono che cose come il sen no sen sono necessarie per imparare come distrarre l’avversario ed entrare. Comunque, in aikido questo tipo di cose non è assolutamente necessario. Noi non spezziamo la respirazione dell’avversario perché nel metodo dell’aikido l’avversario regola la sua respirazione e noi regoliamo la nostra di conseguenza. Quando ho risposto a questa indagine con l’asserzione che il metodo aikido include una dimensione completamente differente, dissero che era la prima volta che sentivano una simile opinione. O-Sensei lo diceva spesso. “Tu ed il tuo avversario respirate all’unisono così che lui venga a colpire. Cosa fai se disturbi la sua respirazione? Nell’aikido noi regoliamo il respiro della gente”. Entrambi, l’avversario ed io, cresciamo insieme. La nostra linea di pensiero non deve essere di così basso livello da necessitare di disturbare la respirazione della gente. Perciò, nel nostro modo di fare le cose non c’è kamae (posizione di guardia) o nessun altra cosa. Quello è il modo più veloce.

Potrebbe approfondire questo pensiero per favore?

Non c’è kamae nel modo di pensare dell’aikido. La nostra premessa di base è che ci stiamo comportando con qualcuno in modo normale. L’aikido è veramente una ricerca spirituale, l’idea di unione. Noi trattiamo con il nostro avversario da una posizione corretta. Non è una questione di evitare l’avversario, piuttosto di creare uno spazio per lui. Se tu pensi nella maniera delle arti marziali classiche, puoi istantaneamente proiettare un avversario. Nell’aikido noi entriamo lungo la linea centrale dell’avversario perché unendoci con lui e facendogli un posto non riceviamo il suo attacco. Così se tu afferri questa idea e la usi nel modo opposto, puoi proiettare un avversario in un singolo istante. Comunque, noi non facciamo così da quando lo consideriamo come un crimine. Una persona era considerata forte nelle arti marziali se proiettava un avversario in quel modo prima dello sviluppo dell’aikido. Questo è il metodo della persona più debole. L’aikido offre una opportunità per l’avversario di recuperare propriamente ritorcendo la forza usata per proiettare un avversario nelle arti marziali classiche.

Lei dovrebbe veramente scrivere qualcosa in proposito della sua linea di pensiero anche se non vuole fare un libro sulle tecniche. Sensei, quali sono i suoi pensieri sulla situazione dell’aikido oggi?

Questa è una cosa che mi preoccupa. Mi sembra che si stia allontanando dall’essere un arte marziale. Non puoi considerare qualcosa arte marziale senza che abbia potere. Io credo che potendo trattare con successo con un avversario dia per la prima volta cose alla vita e che le arti marziali diventino utili per aiutare e proteggere la gente. Dobbiamo proteggerci l’un l’altro. Il nostro potere deve essere usato per proteggere ed assistere la gente.

Penso che questo sia qualcosa che uno straniero che vive in una società instabile può facilmente capire. Lei non è il solo, Sensei, che è preoccupato a proposito delle arti marziali moderne, ma le cose non sembrano cambiare.

E’ difficile da spiegare, ma questo è il genere di pratica che facciamo oggi. L’anno passato e l’anno prima, sono stato in Francia e loro erano molto interessati al nostro metodo di allenamento. Ho dimostrato come comportarsi con una spada, con un pugno e tutti i diversi tipi di attacco. Io credo che questo aspetto dell’aikido sia fantastico. Tu puoi applicarlo così com’è a qualunque cosa. O-Sensei diceva la verità quando disse, “Tu puoi usare queste tecniche con una spada, un Jo o qualsiasi altra cosa”. Tutto questo fa parte della pratica dell’aikido. Eppure, molti dojo non fanno le cose in questo modo.

Ad esempio, uno come potrebbe gestire un attacco portato da un praticante di Karate di alto livello?

La mia base principale non è il Karate, ma questo genere di cose possono essere facilmente gestite. Tu puoi leggere le sue intenzioni. Per esempio, puoi capire il livello di qualcuno nel Judo dal modo in cui allaccia la cintura o quale sia la sua tecnica favorita. Puoi normalmente capire se un karateka sta per calciare o per colpire di pugno. La cosa fantastica degli spostamenti circolari del corpo nell’aikido è che possono essere usati in qualsiasi situazione. Il pensiero di O-Sensei era grande. Lui ha fatto un tremendo cambiamento dalle applicazioni che non perdonano, arti marziali letali, ad “arte marziale che perdona” . In questo senso, il suo modo di pensare era avanti rispetto all’idea di “massima efficienza con il minimo sforzo” e “reciproca prosperità” di Kano Sensei. Penso che quando Kano Sensei diede vita al concetto di mutua prosperità fosse un modo di pensare rivoluzionario. Ma la linea di pensiero di O-Sensei era ancora più avanti. “Perdonare, dare e condurre” erano le sue parole. Le precedenti arti marziali, venivano concepite per prendere una vita con la forza, valorizzate dal prendere con la forza piuttosto che dare.

Kano Sensei fu il primo e principalmente un educatore.

Si. Le sue idee erano meravigliose. Ma le idee di O-Sensei erano di più ampi obbiettivi.

Lei quanto crede che il lato morale o spirituale di O-Sensei sia stato influenzato dalla setta religiosa Omoto?

Io credo che lo spirito dell’aikido di O-Sensei fosse influenzato non solo dalla religione Omoto ma da tante altre cose. Era come se fosse nato con lui. Non era facile che lui aderisse ad una religione. Lui andava oltre questo. Io sono felice di aver incontrato una simile fantastica persona quale era O-Sensei. La sua idea era che se l’aikido –questo rivoluzionario metodo di arte marziale nato dalla sua personale esperienza- poteva essere di qualche utilità avrebbe voluto lasciarlo alla società. Le arti marziali non hanno come scopo la lotta, ma piuttosto lo scopo di eliminare la lotta. Ed è anche per questa ragione, per la protezione di tutta la gente, che dobbiamo diventare forti. In altre parole, quel che è necessario è che la forza non ferisca il tuo avversario. Se hai questo potere, le cose possono essere risolte senza proiettare l’avversario.

La mia impressione è che nel suo dojo le tecniche siano sempre adattate all’attacco.

Si. Io dico sempre, “Adesso facciamo in questo modo, ma se se estendiamo questo un po’ di più l’avversario sarà finito. Quindi, siccome noi consideriamo l’abbattimento dell’avversario come un crimine, dobbiamo evitare un attacco come questo”.

A seconda delle circostanze, l’abilità di attaccare in alcuni casi è necessaria per proteggere la gente.

Noi possiamo attaccare. Conoscendo come attaccare non dobbiamo abbattere. Essendo capaci di abbattere non lottiamo o prendiamo parte a scontri. Chiunque è convinto di questo. Perciò è necessario insegnare a portare gli atemi. E’ possibile uccidere una persona con un solo dito.

Sensei, I suoi movimenti sono decisamente rapidi. Credo che siano richiesti vari livelli di comprensione per ottenere tale velocità, incluso alcune cose come leggere l’intenzione dell’avversario, il tempismo, lo sbilanciamento, il modo di agire con l’attacco, le proiezioni, ecc. Ci devono essere diversi livelli che cominciano dal maai (distanza di combattimento) iniziale al completamento della tecnica.

Veramente, non ho mai inteso fare le cose in fretta.

Allievo: Sensei, le sue tecniche di Jo sono così veloci che sembra un ventilatore! [risata]

Può darsi che i suoi movimenti siano naturali per Lei. Sensei, ma sono così veloci che la gente non capisce che cosa succede. Potrebbe spiegarci il suo metodo di allenamento un po’ più nel dettaglio?

Noi pratichiamo 20 differenti tipi di nikyo, per esempio, e quando usiamo la spada e il Jo, le tecniche cambiano un po’ come anche il nostro modo di fare le cose. Io dico sempre ai miei studenti di scegliersi una tecnica speciale tra queste. Nel Judo e nel Karate molte persone hanno solo una tecnica nella quale sono specializzati. Dico a chiunque di sviluppare una tecnica che possano usare in definitiva per vincere. Dico ai miei studenti che nell’aikido finiamo le cose solo nella nostra esibizione.

Lei si reca spesso all’estero per insegnare. Da quanto tempo lo sta facendo?

Da circa 7 o 8 anni.

Lei si è recato in Scandinavia, America e recentemente in Francia. In paesi stranieri nei quali ci sono seri problemi di violenza e droga. Io credo che la gente che viene a praticare vuole un arte marziale che possa realmente essere usata, non solo una pratica per la salute. Penso che questa sia la differenza tra il modo straniero ed il modo Giapponese di guardare all’aikido.

Io credo che all’inizio tutti incomincino a praticare perchè vogliono diventare forti. Penso che questo cambi perché c’è differenza tra diventare forti nella pratica e diventare forti come persona. C’è la forza necessaria ad essere capaci di proiettare qualcuno e c’è un’altra forza richiesta per essere capaci di proteggere qualcuno. Io mi focalizzo sulla seconda. Quando sono all’estero, io lo ribadisco chiaramente. Per esempio, se sto spiegando un pugno dirò, “Tu non puoi usarlo in una situazione reale. Fermati. Se vai oltre il tuo avversario è finito. Tu devi essere contrario a questo”. Oggi mi reco all’estero per brevi periodi di tempo così quando spiego qualcosa loro dicono che vogliono applicare quello che gli ho mostrato. Comunque, sfortunatamente, non hanno sviluppato delle solide basi. Per esempio, molto pochi sanno usare il tegatana (taglio della mano) nel modo giusto.

Il suo tegatana deriva dal karate?

Le basi lo sono. Ma ci sono pochi karateka in Giappone che hanno un alto livello nelle tecniche di atemi. Io dico ai miei studenti che è vergognoso che queste tecniche vadano sparendo ed urge porre più attenzione nel preservarle. Credo che uno dei ruoli dell’aikido sia offrire tali tecniche come atemi. Io penso che gli atemi rappresentino lo spirito delle arti marziali Giapponesi. L’atemi neutralizza temporaneamente la capacità di combattere dell’avversario e gli permette di correggere il suo atteggiamento e di tornare alla sua precedente condizione. Il numero di persone che conoscono come usare gli atemi ad un certo livello sta gradualmente diminuendo. Perciò, credo che nell’aikido dobbiamo preservare questa conoscenza ed usarla quando necessario.

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