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Intervista con Shoji Nishio (1984), Parte 2

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Aiki News #61 (May 1984)

Traduzione di Gianni Canetti

Questa è la seconda ed ultima parte di un intervista con Shoji Nishio Sensei, noto maestro 8° dan che insegna nell’area di Tokyo. L’intervista è stata realizzata il 22 Maggio 1983 a Tokyo.

Qual’è il ruolo dell’attuale Hombu Dojo?

Signor Ito: Il loro dovere è di rivalutare e gestire l’organizzazione al meglio.

Nishio Sensei: la penso così anch’io. Oggigiorno, ci sono molte filiali in tutto il Giappone. Ma queste non funzionano assolutamente come filiali, sono filiali di nome ma non di fatto. Questo perché non ci sono persone qualificate che possano farle funzionare o potrebbero esserci persone che fanno in modo che non funzionino. Per lo sviluppo futuro dell’Aikido, abbiamo bisogno di forza per rimuovere i brontoloni. Non dobbiamo essere indulgenti con noi stessi. Qualcuno può dire che una memoria indulgente è l’espressione dell’Aikido, ma io non credo che si possa gestire l’organizzazione con questo sentimento. Se si pensa al futuro, dobbiamo farlo uniti. Ma se qualcuno cambia la sua memoria, noi dobbiamo perdonarlo. Questo è il pensiero dell’Aikido. Non deve essere esiliato per sempre. Se la persona stessa cambia la sua memoria, noi dobbiamo perdonarlo. Il punto centrale dell’Aikido è il perdono. Dobbiamo elogiarlo per le sue azioni. Nella pratica quotidiana, chi non sa come e quando sguainare la spada o come rinfoderare la spada non deve maneggiare la spada. Come risultato, questi causeranno danni ovunque. Rinfoderare la spada senza danneggiare nessuno è il futuro Aikido. Dobbiamo imparare il corretto modo di tenere la spada. Devi essere capace di esprimere umanità nelle tecniche individuali. Quelli che possono eseguire solo ikkyo, nikyo e sankyo non sono professionali. Noi dobbiamo essere capaci di esprimere umanità col nostro corpo.

Per esempio. Il grado di gokyu (Quinto kyu), comprende la conoscenza di come muoversi correttamente. Noi dobbiamo incominciare insegnando come sedersi, alzarsi e camminare correttamente. Il giusto comportamento è veramente difficile. Il mondo del Budo è completamente in fallo su questo punto. Qualunque cosa fatta finora è inefficace. Gli allievi assumono semplicemente una posizione. Noi dobbiamo iniziare correggendo questo. Possiamo insegnare queste cose tramite il ken. Il modo di camminare di molte persone è rovinoso. Se ci sono approssimativamente cinque centimetri di differenza in ogni passo che si fa, ci sarà una notevole differenza di distanza dopo aver fatto cento o mille passi. Inoltre si impiega uno sforzo inutile. Per far capire loro questo concetto, ho fatto studiare il ken.

L’anno scorso c’è stata un iniziativa. Yamaguchi Sensei mi propose di tenere assieme a lui un seminario per un confronto tecnico. Nel caso ci fosse stata una grossa differenza in numero tra i due gruppi gli chiesi di portare 5 o 6 tra i suoi deshi o istruttori. Ma alla fine non venne. Non se ne fece nulla. Io volevo veramente realizzare questo incontro. Volevo esplorare la vera via del Budo con loro. Chiunque fosse venuto da qualsiasi parte del mondo, avremmo praticato con loro. Comunque, sfortunatamente, dato che loro non sono venuti, non è stato possibile farlo. Mi piacerebbe un giorno o l’altro, poterlo realizzare.

In che modo i principianti in Aikido devono portare gli attacchi?

Nell’Aikido non ci sono attacchi predefiniti. Ma nella pratica del Budo, un corretto shomenuchi ed un corretto tsuki sono fondamentali. Nel mio dojo io insegno come afferrare, come alzarsi, come maneggiare la spada, lo tsuki e la posizione obliqua (hanmen) e lo yokomen. La giusta presa, il giusto maneggio ed il giusto colpire si trasformano istantaneamente in atemi. La ragione per cui gli allievi studiano il ken, è per far loro acquisire questi movimenti. Nel Budo, tu sei inferiore ed il tuo avversario è superiore a te. Questo è molto importante. Le tecniche sono fatte per controllare agevolmente persone più forti. La tua potenza non deve diminuire minimamente. Bisogna trasmettere potenza al 100% tramite il corpo.

Qual’è l’importanza del riscaldamento prima della pratica?

Anche nel riscaldamento, devi sempre mostrare la tua potenza. Quando facciamo riscaldamento eseguiamo movimenti con le nostre mani, ma nel Budo c’è una possibilità di vittoria o sconfitta in questi movimenti.

Bisogna dedicare particolare attenzione a questi movimenti. Il modo di fare riscaldamento è differente tra i vari dojo. Nel mio dojo io spiego il significato di ogni singolo movimento nell’ottica del budo ed ho allievi preparati. Noi possiamo ri-applicare qualsiasi forma, come lo tsuki, i calci, il ken ed il Jo. Facendolo spieghiamo la funzione del ken, la funzione del Jo e come impugnare il ken ed il Jo mentre gli allievi impugnano queste armi.

Io di solito dico ai miei allievi che dovrebbero migliorarsi acquisendo familiarità con le caratteristiche del Judo, del Karate e del Kendo. Non si va da nessuna parte criticando queste arti. Quelli che dicono che queste arti non sono valide, non sono validi a loro volta. Puoi migliorarti maggiormente comprendendo che quelle sono arti meravigliose. Senza autolimitarci al solo Aikido, noi possiamo insegnare ai praticanti di Judo, Kendo e Karate il vero contenuto del Budo Giapponese. “Tu hai quegli aspetti positivi che noi stiamo imparando dalle tue arti”. Al contrario, noi dobbiamo insegnare loro i meravigliosi aspetti del Judo, del Kendo e del Karate. Io penso che sia questo il dovere di chi pratica Aikido. Ci sono varie tipologie di persone che vengono al mio dojo. Quando mi reco ad insegnare in qualche altra zona, vengono a partecipare anche praticanti di Kendo e Karate. Per esempio, l’atemi serve a bloccare l’iniziativa dell’avversario per un istante e per controllarlo senza recargli danni. Questo è ciò che l’atemi dovrebbe essere. Penso che questo possa essere un nuovo modo di fare Karate. Il Karate nel quale colpisci il tuo avversario con la massima potenza non è buono. Io penso che il nostro dovere come Aikidoisti sia di insegnare alle persone del Karate la vera essenza del Budo. Io non mi limito mai a considerare solamente un solo tipo di avversario ma a considerare sempre avversari di diversa estrazione: di Judo, Kendo e Karate. Noi dobbiamo insegnare loro un Judo, Karate e Kendo più profondi.

Questo è uno dei nostri obbiettivi. Noi siamo finiti se facciamo solo “Aiki Dance”.

In Aikido, un passo significa accettare l’attacco dell’avversario. Non deve essere un passo che ignora la gente. Io auspico che la gente voglia riconoscersi ed aiutarsi l’un l’altro e completarsi a vicenda. Il nostro “passo” significa “irimi” che ha grandi contenuti. E’ condurre il partner. Dobbiamo fronteggiare il partner. Se tu eviti, anche lui eviterà. Noi possiamo esprimere sentimenti umanitari nel colpire, calciare e nell’uso del Ken e del Jo in un Aikido inteso come Budo. Nel mio caso, io ho la mia opinione e la esprimo. Posso riapplicarla in una forma più comprensibile. Finora la gente ha solamente imitato. Se si adottano i vecchi metodi, questi non saranno efficaci. Essere vecchi significa essere inefficaci. Se pratichi in questo modo, oggi non funziona.

Nel significato di Aikido, Miyamoto Musashi è stato il più grande codardo. Non c’è nessuno più codardo di lui. Era un uomo meschino. Nel mondo del Budo Giapponese, si dice non ci fosse nessuno più grande di Musashi. Ma io dico alle persone dello Iai e del Kendo, senza scuse che Musashi e stato una persona codarda per tutta la sua vita. Lui era un animale selvatico spaventato dal frusciare degli alberi e delle piante e dal rumore del vento. Non ha mai avuto una moglie, non ha mai fatto un bagno ed è morto in una caverna. Anche quando ho letto “Il Libro dei Cinque Anelli” (Trattato di uno spadaccino di Musashi), non sono rimasto per niente impressionato. Non contiene nessuna emozione umana. Lui ha vissuto tutta la sua vita tremando e nella paura. Non ha importanza se ti imbatti in una persona. Se tu sei una persona che può dire, “Ciao! Come va?”, è bellissimo no? Invece, se tu sei arrabbiato e dici “Bastardo!”, non sei un essere umano ma un animale selvatico. Questo è quello che dico. Musashi era la più bassa forma di essere umano. Io dico senza scuse che non si deve diventare come lui. Penso a molta più umanità.

Sta pensando di pubblicare un libro?

Sto continuando a praticare e a pormi domande. Quindi non posso arrivare ad una opinione assoluta. Se tu scrivi un libro e poi muori insoddisfatto di questo, chi lo riscriverà per te? Prendiamo ad esempio i libri di Saito Sensei. A quel momento le sue tecniche erano le migliori, ma adesso ci sono alcuni aspetti che le rendono inadeguate. Specialmente sotto l’aspetto tecnico. Tu devi continuamente poter rivedere ciò che hai scritto. Anche nel caso di persone ad alto livello. Aikido è atterrare il tuo avversario prima di toccarlo. Non puoi atterrarlo sbattendogli contro. Non devi colpirlo. Devi condurlo senza colpirlo. Questa è la nostra via. Molte persone non comprendono questo.

L’Aiki è meraviglioso. Noi lo pratichiamo perchè ci siamo innamorati di qualcosa che nessun altra arte marziale offre. O-Sensei mi disse questo: “Un singolo passo significa saltuarietà (danzetsu). L’Aikido implica un “mezzo passo”. Questo è un principio guida. Con “mezzo passo” O-Sensei si stava riferendo al “contatto”. Se tu fai un passo, questo implica discontinuità. Il modo di O-Sensei di esprimere questo concetto è un po’ strano. Ho vissuto momenti in cui era difficile per me capire cosa lui intendesse dire. Poteva dire, “Un passo implica ‘discontinuità’. Bisogna fare ‘mezzo passo’. Ci deve essere ‘contatto’. Sanai Hashimoto e Choei Takano (*) ebbero una buona idea nel tardo periodo Edo ma entrambi furono uccisi. Questo fu perché fecero ‘un passo’. Se loro avessero fatto un ‘mezzo passo’, non sarebbero stati uccisi”. Se tu vai agli estremi, sarai finito. O-Sensei diceva sempre che i leaders devono agire mantenendo il contatto.

Quando persone di grado 5° o 6° dan insegnano ai principianti, non devono essere accondiscendenti con loro. Invece dovrebbero abbassarsi al loro livello ed aiutarli. E’ difficile andare da un livello basso ad un livello alto, ma facile andare da un livello alto ad un livello basso. Questo tipo di pensiero è necessario nella società odierna. Nessuno ti segue se usi la forma della “discontinuità”. Se tu ti lagni solamente e dai ordini da una posizione elevata nessuno si muoverà per te. Invece, se tu ti abbassi e dici, “Facciamolo!”, la gente si muoverà per te. Il modo di dirigere dell’Aikido è vivo nella società reale.

Quando tu dici qualcosa a qualcuno, l’importante non è parlare molto. Quello che è importante è dire qualcosa che sia comprensibile. Se non riesci a farti capire, è meglio non dire niente. Ancor di più, se il tuo partner percepisce una sensazione negativa nei tuoi confronti, è meglio non dire nulla. Comunque, in questo mondo burocratico, se puoi dire, “Io l’avevo detto”, allora tu hai una scusa. Questo è controproducente. Cos’è che rappresentanti del governo o persone che occupano una posizione amministrativa hanno: l’autorità e “ken” (pugno) è “kenryoku” e il “ken” (spada) che noi maneggiamo è anch’esso “kenryoku”. Comunque, il nostro “ken” non serve a tagliare la gente. Serve per consentire alla gente di vivere. E’ un augurio di felicità, crea la felicità. Lo scopo del ken è tagliare per aprire una via tra i rovi. Il ken dell’antico Giappone è sempre stato così. Il dovere dell’Aikido è ri-trasformare il ken nella sua corretta forma. Lo scopo del ken nell’Aikido è quello di “tagliare” una via per la gente, non tagliare la gente. Ecco perché è meraviglioso. Anche O-Sensei lo diceva.

Noi non assumiamo posizioni nell’Aikido. O-Sensei diceva, “E’ sbagliato prendere posizioni. Prendere posizione causa conflitti. Se tu non prendi posizioni non ci sarà vittoria o sconfitta. Tu sarai sempre vincitore. Nell’Aikido si vince dall’inizio”. Usualmente quando il tuo avversario prende una posizione e tu non fai nulla, ti senti a disagio. Comunque, se tu resti naturale puoi entrare immediatamente appena percepisci che il tuo avversario si sta per muovere. Quando il tuo avversario si muove tu hai già vinto. Quando resti naturale, la forma del ken è già dentro di te. In altre parole, tu stesso sei dentro il ken e non hai una tua forma. Questo è naturale. Perché tu sei con il ken e non c’è modo per l’avversario di colpirti. Quando lui si muove, tu ti muovi, quindi hai già vinto. Se assumi una posizione, tu perdi. Se prendi una posizione chiedendoti come muoverti, inizia la causa del conflitto. L’Aikido di O-Sensei è un meraviglioso modo di vivere ed una forma di espressione. Io applico questi concetti nel mio allenamento. Sono meravigliosi e possono essere applicati con qualunque avversario. Gli esseri umani non devono combattere. Devono invece amarsi e completarsi a vicenda. Facendo così, creano un mondo umano. Io accetto chiunque comprenda questo spirito. Cosa ricerca l’Aikido? Non è niente di superficiale. Noi non abbiamo ancora raggiunto questo ideale. Avanziamo lentamente senza fretta. Io credo che pratica significhi comunicazione.

Il modo di vivere che ho imparato da O-Sensei non è questione di forza e debolezza. Come ho detto prima, io sento una grossa differenza nell’attitudine dei due Sensei in merito al furto. I principi fondamentali dello spirito marziale Giapponese sono differenti dallo spirito degli sport attuali o dallo spirito dei cavalieri occidentali. Lo spirito dei cavalieri occidentali da risalto agli sport attuali. Loro combattono per loro stessi o per il loro onore sacrificando ogni cosa. Ma questo non è lo spirito del Budo Giapponese. Loro combattevano per le loro terre, la loro gente, non per se stessi o per il loro onore. Nello spirito del Budo Giapponese uno combatte insieme alla famiglia di un altro per la società e la gente. Con questo spirito in testa si elimina il conflitto. Se tu combatti da solo il combattimento non avrà fine. Se la gente dice, “Posso morire per evitare che altri vengano uccisi” e lo fanno uniti, il conflitto sarà eliminato. Questo è lo spirito che ricerca l’Aikido. Questa è la grossa differenza tra lo spirito del Bushido (guerriero) Giapponese e lo spirito del Budo. Non dobbiamo produrre vinti e vincitori. Se noi abbiamo vincitori e vinti abbiamo conflitto. Se questo svanisse, avremmo la pace nel mondo. Il vero Aikido non ha bisogno della parola “perdere”. Questo è ciò che penso. Quando O-Sensei una volta disse, “Non è Aikido se ci sono vincitori e vinti…”, io pensavo che stesse dicendo qualcosa di insolito. Pensavo che senza vincitori e vinti nel mondo del Budo, vittoria e sconfitta non potevano esistere. Ma è facile da capire se ci penso adesso. Vincitori e vinti significano conflitto. Questo è il senso. Il suo modo di pensare era avanti nel tempo. Lui aveva già detto queste cose allora.

Mi piacerebbe esprimere la via di O-Sensei in un modo nuovo. O-Sensei diceva che è un crimine abbattere gli avversari o anche solo ferirli. Io dico ai miei allievi che se hanno colpito l’avversario eseguendo una tecnica mentre le mani afferravano, non dovevano fare quella tecnica. Se tu devi usare l’atemi, entrando con un colpo, allora tu non devi fare quella particolare tecnica. L’Aikido non ha bisogno di questo. Non colpiremo mai l’avversario mentre facciamo kaitennage, per esempio, all’inizio dell’allenamento.

Grazie per averci dedicato tempo tra i suoi impegni per concederci questa interessantissima intervista. (Tradotto da Stanley Pranin e Ikuko Kimura)

* Primi praticanti Giapponesi di medicina Olandese, che furono soppressi dal governo.