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Intervista Esclusiva con Stanley Pranin

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di Paul Swainson

Published Online

Traduzione di Maria Grazia Di Giorgio

Stanley Pranin inizió a studiare Aikido nel 1962, all’etá di diciassette anni. Il suo primo dojo fu un dojo Yoshinkan, ed il maestro si chiamava Virgil Crank, e da allora in poi l’Aikido rimase sempre una parte della sua vita. I suoi scritti sull’Aikido, sui suoi inizi storici e sul suo fondatore Morihei Ueshiba, rimarranno apprezzati per molti anni a venire, e sono di grande valore per tutti coloro che praticano e ricercano questo particolare Budo.

MI: Come andiamo, signor Pranin? Mi Magazine apprezza molto il fatto che abbiate dedicato il vostro tempo a questa intervista esclusiva. Tanto per cominciare, qual’é il vostro rango in Aikido?

SP: Ho un quinto dan, ricevuto da Saito Sensei nel 1983 o ‘84.

MI: L’Aikido Expo di quest’anno non é molto lontano, come si sente all’idea di trovarsi in mezzo a migliaia di persone, sapendo che é stato lei ad iniziare il tutto?

SP: Beh, é abbastanza sconvolgente, ma non é il tipo di situazione in cui si ha la possibilitá di mettersi comodi a contemplare quello che sta succedendo. Ci sono sempre piccoli problemi da risolvere e gente che ti fa domande, si corre da una stanza all’altra in un vero e proprio turbine di attivitá. Peró dopo, quando ti siedi a guardare i video, pensi “E’ stato un vero successo, sembra che la gente si sia divertita, e probabilmente alcune vite sono cambiate per sempre”. In fin dei conti, é una vera soddisfazione.

MI: Ha in programma di portare l’Expo in altri paesi nel futuro?

SP: Penso che lo porteremo in giro negli Stati Uniti, forse in Canada, ma credo che sarebbe un pó complicato trattare di esportarlo in altri paesi. Le leggi e le culture sono diverse e dovrei contare moltissimo sull’aiuto di qualcuno in quel paese per fare tutto il lavoro preparatorio, e mi sa che sarebbe un pó troppo difficile. Non la escluderei come possibilitá, ma si tratta di qualcosa che dovrei progettare con attenzione prima di impegnarmici. Inoltre, perderei il controllo di molti aspetti dell’evento che posso organizzare da me all’interno degli Stati Uniti, dato che qui giá conosco la cultura e le leggi.

MI: Quante persone vi aspettate che vengano quest’anno?

SP: Spero che arrivino tra le 700 e le 1000 persone. Non si sa mai, ma credo che andremo meglio che a Las Vegas, perché qui c’é molto poca attivitá a livello di arti marziali (gli uffici dell’Aikido Journal si trovano nel Nevada), mentre la California del Sud, a paragone, é una Mecca per le arti marziali, cosí spero che avremo piú gente.

MI: Ha intenzione di partecipare a qualche dimostrazione??

SP: No, davvero, non ho tempo di prepararmi per una cosa del genere, anche se ci ho pensato un pó, ma voglio semplicemente concentrarmi per far sí che l’evento si svolga senza problemi.

MI: Qual’é la sua opinione sullo stato odierno dell’Aikido?

SP: Ho scritto molti editoriali sull’argomento. Penso che ci sia una lacuna a livello di leadership per il fatto che quando un’attivitá viene fondata di solito viene fondata da un individuo molto appassionato, motivato e carismatico. Poi, quando un’organizzazione prende forma intorno a quella persona, si tende ad avere un gruppo di individui che hanno piú interesse nel far funzionare l’organizzazione e nel creare regole e preservare le tradizioni, cioé le arti a cui sono stati esposti direttamente, mentre le altre persone che si sono avvicinate al fondatore possono aver ricevuto istruzioni molto diverse, cosicché si crea una situazione di inerzia in cui vi é resistenza alle innovazioni. L’organizzazione diventa uno scopo in sé stessa, ed il tutto tende a diventare sempre piú burocratico, il che é comprensibile in una situazione di questo tipo. Se si pensa all’ Aikido come elemento vitale quotidiano penso che dobbiamo mantenerci costantemente in uno stato di ricerca. Il tipo di atmosfera, il tipo di idee e di concentrazione che un’organizzazione tende ad enfatizzare potrebbero non essere ideali per lo sviluppo personale, e fortunatamente quello che noi facciamo con il nostro sito web e le attivitá che organizziamo indipendentemente fanno sí che non mi debba preoccupare piú di tanto di tutto ció. Se mai dovessi ricominciare ad insegnare l’Aikido non sono certo che mi iscriverei ad una organizzazione, o che cercherei di assegnare ranghi. In generale, ritengo che vi sia un certo status quo soddisfacente, ma che confina con la mediocritá. A livello di tecnica e di direzione, non mi sembra di vedere un atteggiamento dinamico e progressivo proveniente da una organizzazione, perció uno degli scopi dell’expo é di creare una situazione in cui una miscela dinamica di persone provenienti da vari tipi di Aikido e da altre arti possono incontrarsi. Semplicemente il trovarsi in prossimitá di una miscela di persone di questo tipo, essendo in grado di osservare le rispettive tecniche e di farne esperienza diretta tende ad essere davvero stimolante, e se si considera l’esperienza di O’Sensei, anche lui praticó varie arti. Di conseguenza coloro i quali criticano l’expo per il fatto che si avventura in aree che non sono direttamente collegate all’Aikido forse dovrebbero dare un’occhiata alla storia, e considerare quello che fecero e come si allenarono O’Sensei ed il suo maestro Sokaku Takeda.

MI: Pensa che lo sviluppo del Budo di Ueshiba Sensei sarebbe stato diverso se non avesse avuto i suoi Satori (esperienze mistiche)?

SP: Chiaramente possiamo solo fare congetture. Io non ho mai incontrato O’Sensei; sono arrivato in Giappone due mesi giusti dopo la sua morte, e quello che so del fondatore é quello che ho appreso tramite conversazioni con gente che gli é stata vicina e le mie riflessioni sull’argomento. E’ importante capire che la sua cosiddetta “illuminazione” viene presentata come un singolo episodio, ma se si pensa al suo modo di essere, e in particolare negli ultimi anni, in cui O’Sensei lasciava e rientrava nella propria consapevolezza, o parlava come se fosse un veicolo, un canale per la Kami o la Divinitá, ed egli stesso aderiva a tali termini, insomma, quando si pensa a O’Sensei per esempio sul tatami facendo Aikido, si vede una persona che sta canalizzando una energia superiore, ed io tendo a credere che ci sia stato qualcosa che era rimasto impresso nella sua mente, e che era questo ció di cui parlava. Penso che ci siano state molte experienze che lo portarono piú vicino allo spirito universale, e che egli entrava e usciva da quel livello di consapevolezza per lunghi periodi di tempo, specialmente quando divenne piú anziano ed ebbe contemplato queste cose piú a lungo.

Sai, noi parliamo come se sapessimo cosa significa ‘Satori’, ma se dovessi chiederti, o tu chiedere a me, o se entrambi chiedessimo a dieci altre persone di descrivere il significato della parola Satori, penso che otterremmo opinioni abbastanza diverse. Quindi io tendo a mantenermi cauto intorno a parole come questa, perché in realtá non so per certo cosa si intenda dire, o quali immagini possano evocare nella consapevolezza della gente.E’ difficile dire per certo ma forse avvenne intorno al 1925, in ogni caso é molto difficile trovare una data definita, e sai com’é, si potrebbe trattare di un tipo diverso di esperienza, O’Sensei ebbe esperienze di tipo “illuminazione” in Mongolia, anche quando lui ed i suoi compagni furono catturati/arrestati, e preparati per l’esecuzione. Quindi io tendo semplicemente ad ascoltare le varie storie, ma come storico non posso farne piú di tanto.

MI: Quali cambiamenti avvennero piú tardi ed aprirono le porte ad un pubblico piú vasto?

SP: Io raccomanderei ai lettori di dare un’occhiata ad un editoriale che ho scritto, intitolato “O’Sensei é davvero il fondatore dell’Aikido moderno?”In linea di principio, per rispondere alla tua domanda bisogna guardare allo sviluppo dell’Aikido in Giappone e a come si é poi diffuso nel mondo dopo la guerra, e ci si renderá conto che O’Sensei svolse un ruolo abbastanza minore in questo processo. Naturalmente egli influenzó coloro che trasmisero i suoi insegnamenti e rappresentó una fonte di ispirazione, ma quelli che fecero il lavoro e che trasmisero le istruzioni furono per la maggior parte gente come Shioda Sensei, Tohei Sensei, ed alcuni dei primi Shihan che viaggiarono in tutto il Giappone ed altri paesi del mondo.

MI: Sembra che vi sia un contrasto ben definito in termini di approccio e di enfasi tra Tomiki Sensei e Shioda Sensei. Vorresti chiarire un pó questo punto?

SP: Ho scritto alcuni editoriali anche a proposito di Tomiki Sensei e di Shioda Sensei, ed in questi articoli sono andato abbastanza nei dettagli. In linea di base, Tomiki Kenji Sensei fu influenzato parecchio da O’Sensei, ma anche da Kano Jigoro, il fondatore del Judo, ed oltre ad essere un artista marziale eccellente egli fu anche un accademico. Molto di ció che Tomiki Kenji Sensei fece dell’arte col passare degli anni si basava sul modello del Judo molto piú che sugli insegnamenti di O’Sensei.

O’Sensei era piuttosto disorganizzato nell’insegnare, e Tomiki Sensei voleva codificare le cose in maniera simile a ció che fece Kano, che era anche un educatore. Alla fine degli anni ’50 l’Aikido Tomiki si sviluppó in una forma che prevedeva competizioni, in parte perché Tomiki Sensei voleva dare ai clubs di Aikido lo stesso status di un normale club sportivo universitario, e per fare ció l’amministrazione richiese lo sviluppo di una forma competitiva. Quindi una parte della creazione del sistema di questo sport e del suo sistema di competizione si deve al fatto che Tomiki Sensei voleva ottenere uno status migliore all’interno dell’Universitá di Waseda, e si deve tenere conto anche di questo. Se non avesse ricevuto tali pressioni da parte dell’amministrazione dell’Universitá non sono certo che avrebbe sviluppato un sistema di questo tipo. Solo i veterani all’interno dell’organizzazione Tomiki potrebbero rispondere a questa domanda, ma sono certo che le cose stavano cosí.

O’Sensei ed i suoi insegnamenti del periodo prima della guerra influenzarono innanzitutto Shioda Sensei, ma Shioda Sensei non studió granché con O’Sensei dopo la guerra. Lo Yoshinkan Aikido nacque cosí, dopo che egli si distaccó e continuó per conto proprio. Shioda Sensei dovette trovare una maniera di insegnare a vasti gruppi di persone, e ció lo spinse a modificare e codificare la sua metodologia educativa per affrontare grandi gruppi. Di nuovo, sono disponibili varie interviste che ho condotto con lui, in cui affrontiamo questo argomento.

MI: Tu sei andato in Giappone molte volte, ed hai esperienza diretta dell’allenamento da quelle parti. Pensi che vi sia piú enfasi sulla tecnica o sui principi dell’Aikido?

SP: La tecnica che ho visto insegnare all’interno di una vasta organizzazione é in uno status quo, in altre parole rimane immutata. I principi tendono ad essere cose che si trovano nell’introduzione dei libri e forse in alcuni volantini come asserzioni generalizzate di bei sentimenti di tipo superficiale. Con pochissime eccesioni, non capita di vedere un insegnante parlare dei principi dell’Aikido, o andare a fondo nella filosofia durante una sessione di allenamento. Di solito una lezione consiste di 6-10 tecniche, alcuni maestri spiegano piú di altri, la maggior parte dimostrano la tecnica alcune volte e poi ti fanno allenare. Se c’é qualcuno che che in effetti sa qualcosa, forse si metterá a parlare di queste cose, ma in genere si tratta di gente che é stata davvero influenzata da O’Sensei, e per la maggior parte ci si allena con severitá da un punto di vista fisico. In una situazione in cui lo status quo viene preservato, in cui si tende a vedere gli studenti svilupparsi in modo tale che il loro maestro rimane chiaramente identificabile, molto probabilmente non rimane molto spazio per innovazioni.

MI: Fu una grande differenza quando andasti in Giappone per allenarti?

SP: Sí, sí, fu una grande sorpresa per me quando arrivai nel 1969; fu una grande sorpresa in vari modi, ed in parte perché vi era cosí poco interesse in O’Sensei.

MI: Fosti sorpreso dalla mancanza di interesse nel fondatore?

SP: Sí, sai com’é, dato che il fondatore dell’Aikido era stato un tale gigante ed un individuo di tale talento e carisma, mi aspettavo che ci sarebbero state molte persone impegnate a studiare il suo passato, ad esplorare il suo sviluppo tecnico e ad imparare da tali studi, ed invece ebbi difficoltá a parlare con la gente, e nessuno sembrava interessato. Anche a quei tempi, nel 1969, credo che l’istituzionalizzazione fosse almeno in parte giá avvenuta, e all’Honbu Dojo (dove mi trovavo) vi erano diverse fazioni intorno ai vari maestri, specialmente intorno a Tohei Sensei. La gente che andava alle sue classi tendeva ad evitare le classi degli altri Shihan, e cose del genere.Voglio dire, la gente era piú forte fisicamente nel senso che erano ben allenati ed avevano un livello diverso di condizionamento cardivascolare, ma non erano forti tecnicamente. Semplicemente si muovevano e si sbattevano in giro parecchio. Erano in buona condizione fisica e con un pó di maturitá nelle tecniche.

Una delle cause dello stato dell’Aikido al giorno d’oggi é il fatto che non si enfatizzano mai attacchi accurati e potenti, cosicché ció che affrontiamo nei dojo non ha niente a che vedere con gli attacchi che dovremmo affrontare in una situazione violenta. Di certo non raccomando attacchi violenti, ma raccomanderei che la gente imparasse a lavorare con attacchi ben controllati ed energetici, e che ci si avventurasse in aree al di fuori di una semplice situazione completamente controllata. Bisognerebbe andare oltre, e invece abbiamo quello che chiamiamo randori, voglio dire hai gente che viene e ti afferra con due mani e poi aspetta di essere proiettata, il che non é molto realistico.

MI: Hai conosciuto praticamente ogni persona importante che si é allenata con O’Sensei, ed alcuni dei nomi piú importanti dell’Aikido. Ti é mai capitato di sentirti sopraffatto dalla presenza della persona che stavi intervistando?

SP: Comunicare ed interagire con il nipote di O’Sensei Noriaki (Yoichiro) Inoue fu una delle occasioni piú importanti. Riuscire ad incontrarlo fu cosí intenso e difficile, ma una volta rotto il ghiaccio si riveló essere una persona molto attenta. Fui in grado di avere molte interazioni di qualitá con lui ed egli mi diede tante importanti informazioni storiche che mi permisero di fare passi avanti nella mia ricerca. Ho anche passato molto tempo con Saito Sensei, specialmente durante un periodo di cinque anni in cui viaggiai con lui. Ho anche avuto alcune significative interazioni con Tohei Sensei on varie occasioni e i miei esami di Shodan e Nidan avvennero in sua presenza, quindi conosco il suo background e la sua storia.

MI: Gli articoli che hai scritto a proposito di ogni aspetto dell’Aikido hanno davvero aiutato tutti a capire di piú l’arte che studiamo, pensi che abbiano anche attratto attenzione e che anche altra gente abbia voluto imparare di piú a proposito dell’Aikido?

SP: Davvero, io vorrei che ci fossero altri ricercatori in giro. Abbiamo fatto molto, ma é impossibile fare tutto ed in molte interviste il mio giapponese era ad un livello parecchio inferiore e non avevo la preparazione necessaria per fare domande davvero profonde. Per fortuna molte delle interviste avvennero in tempi diversi, ed alcune addirittura ad intervalli di dieci anni, cosí le mie interviste sono diventate migliori e piú profonde.Se ci fossero altri ricercatori in giro tenderebbero a produrre qualcosa di diverso, ma questo é tipico del campo della ricerca. In altre parole, non posso dare direttive su quello che chiunque pratica Aikido ha bisogno di fare; tutto ció che posso dire é che i miei interessi si muovono in certe direzioni e mi hanno motivato a condurre un certo tipo di ricerca, e questi sono i risultati delle mie scoperte, cosicché se c’é qualcosa che puó essere utile a qualcuno bene, ma non vorrei pretendere di dire a nessuno quello che si deve e non si deve fare.

MI: Pensa che una volta raggiunto un certo livello nell’Aikido il progresso diventi un percorso personale e che il bisogno di trovare la propria identitá diventi piú forte?

SP: Beh, di nuovo, non pretendo di dire quello che si deve o non si deve fare, si tratta della mia opinione personale e fra l’altro dipende se si pensa all’interno delle arti marziali giapponesi o no. Anche nelle arti marziali vi é il concetto di Shu, Ha e Ri, in cui prima si impara qualcosa in maniera molto basica, e poco per volta, man mano che si ottiene un livello piú avanzato, ci si inizia a separare dalla tradizione, e infine negli ultimi livelli si procede a fare qualcosa per conto proprio in cui si crea un’innovazione completa. Ma naturalmente ció che si é imparato negli studi iniziali resta radicato all’interno ed é parte di ció che si fa per andare avanti e creare qualcosa di nuovo. Questo intero concetto é davvero parte della cultura tradizionale giapponese. E’ una cosa completamente naturale da fare, quello che fece O’Sensei e ció che fece il suo maestro Sokaku Takeda. Chiunque voglia pretendere di forzare la tradizione su uno spirito indipendente puó sforzarsi quanto vuole, ma credo che sia una parte naturale del comportamento umano. D’altro canto, ci sono quelli che si gingillano con una quantitá di tradizioni senza mai ottenere un livello intermedio, e che poi procedono con il creare una specie di pasticcio, e credo che il risultato sia ovvio quando li si vede muoversi o li si sente parlare. Cosí, se hai imparato una cosa o varie cose molto bene, penso che sia piú appropriato fare qualcosa che rechi il tuo stampo personale, ma se vuoi fare qualcosa che sia completamente diversa, allora crea un nuovo nome e non dovrai preoccuparti di essere accusato di bastardizzare l’arte dei tuoi predecessori.

MI: Pensi che sarebbe utile per l’Aikido ed in particolare per gli studenti di Aikido se si dovessero avere assegnamenti scritti per ogni passaggio di grado a proposito di soggetti storici, pratici e tecnici?

SP: So di alcune scuole che hanno assegnamenti scritti come parte delle esaminazioni, ma non sono sicuro che contengano domande storiche. So che gente come me che é interessata nella storia probabilmente ne parla, e forse raccomanda che gli studenti leggano un particolare libro o un articolo.

MI: Alcune fonti citano l’importanza del Daito-Ryu nell’ambito dell’Aikido, ed in altre ho letto che il suo ruolo per lo sviluppo dell’Aikido fu di poca importanza. Pensi che tali punti di vista siano politici?

SP: Penso che lo siano. Io so molto di piú sull’argomento di quanto abbia voglia di dire. Vi sono certi individui altolocati che in vari periodi hanno tentato di diminuire parecchio l’importanza del Daito-Ryu ed il suo ruolo nello sviluppo dell’Aikido. A dire la veritá io capisco anche le loro ragioni, e non sto dicendo che mi comporterei diversamente se mi trovassi al loro posto. Nondimeno, vi sono stati sforzi consapevoli di ridurre la percezione del ruolo del Daito-Ryu nello sviluppo dell’Aikido, ed é la stessa linea di pensiero che é stata applicata a gente come Tohei Sensei, Tomiki Kenji Sensei e Noriaki (Yoichiro) Inoue, che si trovarono esclusi dai favori dell’organizzazione principale. I vincitori e i conquistatori riscrivono la storia, e quelli che dirigono l’organizzazione avranno una visione diversa della storia perché hanno il potere politico e l’abilitá di comunicare con molte persone, e molto spesso i loro punti di vista tendono a vincere perché non vi é un punto di vista in competizione con il loro.

Una delle cose che abbiamo fatto con la nostra ricerca, ed ora ancora di piú con l’avvento dell’internet, é stato offrire informazione accessibile a chiunque. Nel fare ció dobbiamo fare molta attenzione alla nostra documentazione, e dato che siamo andati direttamente alle fonti ogni volta che sia stato possibile, io non credo che si possa mettere insieme un argomento convincente contro alcune delle posizioni piú forti che ho preso, perché queste posizioni si sono sviluppate in periodi di tempo molto lunghi, e non sono solo mie fabbricazioni personali. Per una gran parte sí, ma vi é parecchio che proviene da persone presenti ai fatti, testimoni personali a questi eventi storici, che ho poi potuto verificare con altre persone. E’ per questo che mi sento molto confidente a proposito delle mie posizioni su alcune delle questioni piú complicate.

MI: C’é mai stato un periodo durante la tua ricerca in cui hai pensato che forse stavi andando un pó troppo a fondo, e che saresti incorso nelle cattive grazie di certe persone altolocate?

SP: Sí, é successo molte volte. Quando cominciammo ad interessarci seriamente del Daito-Ryu ci furono molte reazioni, varie persone furono molto chiare rispetto al fatto che non erano contente della direzione che la mia ricerca stava prendendo, e ci furono parecchie critiche. Ma in fin dei conti la gente deve accettare la veritá, che in questo caso é ben documentata, e se vogliono attaccare la documentazione e fornire informazione piú accurata io ne sarei contento, dato che mi aiuterebbe nella mia ulteriore ricerca. A questo punto, peró, non mi sembra possibile, dato che é molto difficile ricercare queste aree direttamente al giorno d’oggi, perché la maggior parte delle persone che possedevano questa informazione sono morte. Di conseguenza qualsiasi cosa si voglia fare adesso sará una elaborazione di ricerca preesistente.

E’ davvero triste che sia stata fatta cosí poca ricerca storica su una persona importante come O’Sensei. E’ come quando si vuol sapere di piú a proposito dei propri genitori o nonni, e per far ció si deve andare ancora piú indietro nella genealogia o cose del genere. Mia madre, per esempio, é appassionata di genealogia e possiede una database con circa 1500 persone. A volte mia madre offre informazione ad alcuni parenti e certi sono completamente disinteressati, anche se si tratta dei loro antenati, mentre altri sono felici di ricevere informazioni e anzi contribuiscono nuovi fatti di cui hanno conoscenza diretta. Dipende semplicemente da ció che interessa la gente. Se la informazione é pubblica ed accessibile, e se sei interessato, bene, ma io non giudicherei negativamente una persona o il loro livello di aikido solo perché non dimostrano interesse a livello storico. Per molti un tale interesse si manifesta molto tardi, forse dopo 10-15 anni, quando cominciano a chiedersi “ il mio maestro ha studiato con questo maestro, e vorrei saperne un pó di piú” e cosí via; la gente piú giovane tende ad avere meno interesse nella storia rispetto alle persone piú mature, ma é naturale che a un certo punto si vogliano scoprire le proprie radici.

MI: Nel tuo libro intitolato Aikido Masters Volume 1, Shioda Sensei dice che l’Aikido di oggi e’ privo di dimensione e di contenuto, nient’altro che una imitazione della vera arte. Quali furono le tue reazioni a questo commento?

SP: Continuavo ad annuire abbastanza chiaramente. Voglio dire, se mi si domanda la mia opinione sulle condizioni dell’aikido al giorno d’oggi, le mie vedute sono molto simili a quelle di Shioda Sensei, ed il fatto che una personalitá di quella statura dica una cosa del genere, beh, non sono solo io con il mio punto di vista. Ed ho avuto innumerabili conversazioni con gente che é stata coinvolta nell’Aikido per anni e che é davvero frustrata dalla mancanza di direzione, paasione ed ispirazione. La gente tende a sentirsi comoda con lo status quo, e sono pochi quelli che si sentono insoddisfatti e che tendono sempre a spingersi verso nuove frontiere, ad imparare nuove cose, a mettersi in situazioni in cui non si sentono comodi, o in cui non sono loro a comandare, ed in cui devono imparare qualcosa di drammaticamente nuovo od apparire goffi o imbarazzati. Tutto ció é scomodo per molta gente, ma come sai sono queste le cose che ci aiutano a crescere.

Voglio dire, l’allenamento prima della Guerra Mondiale era molto piú intenso di quanto si tenda a credere. Era la societá in cui si viveva, con il governo militare e l’intera societá basata sulla leva militare e la guerra. Da quel punto di vista c’era tensione nell’ambiente. Per quanto riguardo l’allenamento nel dojo, era probabilmente un pó piú duro, ma quelli a cui pensiamo come figure chiave durante la guerra come Tomiki, Shioda, e Tohei, persone del genere, non credo che il loro allenamento fosse particolarmente piú intenso, ed é certo che avevano contatto diretto con O’Sensei durante quel periodo.

La differenza é che la societá del dopoguerra in cui viviamo non é sottoposta alle stesse tensioni, ed anche il numero di attivitá che competono per il nostro tempo ed interesse é molto piú grande, con TV, DVDs, videogiochi, computers, e centinaia di sport diversi e di diverse arti marziali. Poi c’é anche la maniera in cui le arti marziali vengono rappresentate dai mass media, in modo non realistico e piene di imprese impossibili, con un eroe che picchia quaranta avversari e scenari impossibili del genere, e la gente giovane attratta dalle arti marziali viene influenzata pesantemente da immagini del genere. Sono i tempi in cui viviamo.

MI: Per concludere, signor Pranin, qual’é la sua opinione sul futuro dell’Aikido?

SP: Non credo che ci sará un processo unitario nello sviluppo dell’Aikido. Penso che le persone con piú talento, quelle che vengono invitate ai seminari, che scrivono libri e pubblicano DVDs saranno quelle che spingeranno e daranno una direzione all’Aikido, ma non ci sará una direzione unificata, piuttosto si tratterá di uno sviluppo distribuito su tutto lo spettro. Ci saranno nuove arti ‘ibride’ che parteciperanno alla competizione per l’interesse di coloro che vogliono imparare arti marziali, e ci saranno persone che non avranno lealtá verso una organizzazione o scuola e che semplicemente daranno un’occhiata al dojo, al suo livello di pulizia e sicurezza, all’istruttore e a quanti libri e DVDs ha pubblicato, e la loro scelta sará basata su questi fattori, a prescindere da quale organizzazione l’istruttore rappresenti.

MI: Mille grazie per il suo tempo e per aver condiviso con noi i suoi pensieri e le sue opinioni sull’Aikido e su argomenti connessi. Non si puó sottovalutare l’importanza della ricerca effettuata dal signor Pranin, in quanto essa ci ha aiutato a capire cosa facciamo quando saliamo sul tatami del nostro dojo.

Il signor Pranin ha una estesa collezione di dati che coprono ogni aspetto dell’Aikido ed alcuni dei migliori video di Aikido esistenti al giorno d’oggi. Questi materiali sono accessibili su www.aikidojournal.com. Quest’anno ci sará anche l’Aiki Expo, e ulteriori informazioni e iscrizioni per questo evento si trovano sulla pagina web dell’Aikido Journal, oltre ad informazione sugli istruttori invitati, che sono provenienti da ogni parte del mondo.


Questa intervista é stata pubblicata originalmente nella MI Magazine website.