Aikido Journal Home » Articles » Shoji Nishio (1927-2005): Genio innovativo dell’Aikido Aiki News Japan

Shoji Nishio (1927-2005): Genio innovativo dell’Aikido

Available Languages:

di Stanley Pranin

Published Online

Traduzione di Gianni Canetti

Ritratto formale di Shoji Nishio fatto nel 1996
I giovani sono spesso mossi all’azione da immagini eroiche. Come quegli eroi, cercano di diventare forti e giusti. Siccome sono giovani ed inesperti, il percorso immediatamente ovvio per loro è quello seguito dagli eroi che li hanno preceduti. L’imitazione senza critica è il primo passo nella sfida a diventare come quegli eroi.

Da tempo immemore, il guerriero-soldato è il candidato più probabile per una cultura degli eroi in quanto la maggior parte delle nazioni hanno eserciti e si impegnano nella guerra. Nel nostro mondo moderno, dove le attuali battaglie si svolgono in nazioni del terzo mondo, gli artisti marziali sono risorti al livello del guerriero-soldato agli occhi dei nostri giovani principalmente grazie all’impatto dei mass-media.

Tornando indietro nel tempo sino al Giappone devastato dalla guerra del 1945, l’immagine dell’artista marziale poteva soppiantare nell’ombra il soldato/eroe che era caduto sconfitto nel devastante conflitto appena terminato. La scelta per il 18enne Shoji Nishio poteva essere continuare il suo addestramento nel Judo per fortificare il suo corpo e diventare forte come i suoi eroi marziali.

Nato nel 1927 nella prefettura di Aomori, Nishio, da giovane adolescente, prese la strada per Tokyo per trovare lavoro giusto prima dello scoppio della guerra. Iniziò presto con il Judo in un dojo locale per fortificare la sua fragile condizione fisica. Quando la guerra finì, la pratica delle arti marziali era severamente limitata dalle forze di occupazione ed il famoso Kodokan, sede centrale del Judo, aveva cessato ogni attività.

Gradualmente, con il rimpatrio dei soldati in Giappone dopo la Guerra, le attivtà al Kodokan ripresero e Nishio fu in grado di ricominciare il suo addestramento nel Judo. Un entusiastico, duro istruttore, egli ascese con costanza tra i gradi ricevendo il 4° dan. Comunque, Nishio si scoprì insoddisfatto col Judo a causa dei compromessi operati sulle tecniche dell’arte per adattarla alle competizioni.

Come supplemento al suo addestramento nel Judo, Nishio iniziò il Karate verso la fine del 1940 sotto il famoso Yasuhiro Konishi (1893 – 1983), fondatore del Shindo Jinen Ryu. Nishio praticò Karate per diversi anni fino al 1952, ma trovò anche questa arte limitata per le stesse ragioni. Era stata avviata una forte iniziativa per modificare le tecniche tradizionali del karate di Okinawa in modo da ricondurre questa arte alla conformità con le discipline del budo moderno – in primis il Judo ed il Kendo- che erano state convertite in sport.

Come volle il fato, c’era una stretta connessione tra Konishi Sensei ed il fondatore dell’aikido Morihei Ueshiba che risaliva agli inizi del 1930 quando Ueshiba insegnava attivamente nel suo nuovo Kobukan Dojo. Konishi era già un karateka completo che si era addestrato sotto i principali maestri di karate di quel tempo come Gichin Funakoshi, Chojun Miyagi, Kenwa Mabuni e Choki Motobu. Konishi si addestrò seriamente per diversi anni con Ueshiba che lui considerava “il più grande artista marziale che avesse mai incontrato finora”.

Una foto di gruppo con Nishio e Morihei Ueshiba in piedi
di fronte all’Aikikai Hombu Dojo nel Febbraio 1969
Nel 1952, uno degli istruttori più anziani del dojo di Konishi Sensei, un certo Toyosaku Sodeyama Sensei, disse al giovane Nishio che egli aveva incontrato un artista marziale che era come “un fantasma!”. Nishio disse: “Ero stupito che potesse esserci qualcuno che nemmeno Sodeyama Sensei riusciva a colpire. Era O-Sensei [Morirei Ueshiba]…. Comunque, io vidi l’aikido ed immediatamente mi iscrissi al dojo. Mi era stato detto di andare a vedere l’aikido, ma non sono più tornato al karate!”.

Il giovane Nishio si unì all’appena nato Aikikai Hombu Dojo spinto dall’entusiasmo di Sodeyama Sensei. Comunque, c’erano pochi studenti nel dojo in quel periodo ed una coppia di famiglie sfollate dalla guerra che ancora vivevano li. L’insegnamento era svolto principalmente dal figlio di Morirei Ueshiba, Kisshomaru, e Koichi Tohei. L’addestramento consisteva in un numero relativamente piccolo di tecniche e circa metà del tempo della pratica era dedicato alle tecniche in suwariwaza fatte nel dojo, di cui solo una parte aveva i tatami. Nishio descrive le condizioni spartane di quei primi giorni dell’Aikikai in questo modo:

Non c’era nessuno e qualche volta mi allenavo con la spada e poi andavo a casa. Eravamo fortunati ad essere cinque persone. Era un periodo in cui tutti i Giapponesi erano affamati e solo persone che possiamo definire fanatici delle arti marziali potevano venire! La gente che arrivava era gente che aveva fatto arti come il Judo ed il Karate ma pensavano che li dovesse esserci qualcosa di più, qualcosa di più profondo di quelle arti. Così ognuno veniva dopo aver provato qualcos’altro. Non c’era nessuno che avesse esperienza solo di aikido. Questo non era motivo di preoccupazione. Oggi, quando le persone imparano solo aikido, molti sono assaliti da dubbi.

Quando Nishio si unì all’Aikikai, il fondatore Ueshiba O-Sensei passava la maggior parte del suo tempo ad Iwama nella prefettura di Ibaragi. Passò più di un anno e mezzo prima che Nishio vedesse di persona il fondatore in azione per la prima volta. Quello che lo impressionò particolarmente della tecnica di Ueshiba era la velocità fulminea nell’uso della spada. Tanto abbagliante era la sua tecnica, ma Ueshiba non forniva nessuna spiegazione su quello che stava facendo. Per esempio, quando Nishio faceva domande ai suoi compagni più anziani sull’importanza della spada nell’aikido, nessuna spiegazione soddisfacente gli veniva fornita, quindi egli decise di trovare le risposte con le sue stesse mani.

Nishio era convinto che l’aikido fosse il giusto percorso marziale per lui. Allo stesso tempo, egli trovò delle imperfezioni nei suoi metodi di pratica, specialmente dopo aver visto l’incredibile lavoro di spada di Ueshiba e notando l’assenza di tecniche di spada nel bagaglio dell’arte. Per rimediare alla cosa, come detto prima, Nishio iniziò lo studio dello Iaido (Muso Jikiden Eishin-ryu) con il 10° dan Shigenori Sano nel 1955, e quindi Jodo (Shindo Muso-ryu) con il famoso Takaji Shimizu (1896 – 1978). Ciascuna di queste arti contribuì alla sua conoscenza nell’uso delle armi e, in cambio, completò il suo addestramento di aikido. Non tutti condividevano le escursioni di Nishio nelle altre arti marziali, così il suo aikido iniziò ad acquisire un gusto unico.

Nishio ricorda con un sorriso un appunto attribuito a Koichi Tohei: “Nishio non sta facendo aikido. Non so dire se stia facendo judo o karate, ma non è aikido. Non sa come estendere il ki!”.

Nishio era anche insoddisfatto della relativa debolezza delle tecniche di proiezione dell’aikido che comprendevano principalmente iriminage, shihonage e kotegaeshi. Poco alla volta, egli sviluppò il proprio repertorio innovativo di tecniche che comprendevano proiezioni di anca (koshiwaza), basate sulle sue esperienze passate nel judo. Allo stesso modo, egli incorporò sistematicamente modelli di atemi nei movimenti di spada per facilitare l’impostazione e l’esecuzione – “tsukuri” e “kuzushi” – delle tecniche. Lui concepì anche la spada ed il bastone allo stesso modo delle tecniche a mani nude derivandole dalla sua vasta esperienza con le armi.

Nonostante qualche volta uscisse dalla corrente principale dell’aikido, Nishio nondimeno salì rapidamente di grado raggiungendo il 5° dan nel 1958 dopo solo sei anni di pratica. Questa non era una cosa fuori dal comune nei primi anni dell’aikido e molte delle figure principali degli anni 40 e 50 come Tohei, Saito, Yamaguchi, Hikitsuchi e numerosi altri venivamo promossi rapidamente.

Attività di insegnamento

Esecuzione di una tecnica di proiezione di anca per le quali Nishio era noto
Dalla metà degli anni 50, l’aikido subì un consolidamento di crescita come molti dojo del ramo, e università e club di società comparvero in tutto il Giappone. Nishio iniziò ad insegnare sempre più spesso all’esterno e a frequentare sempre meno l’Hombu Dojo. Egli era impiegato alla Zecca Giapponese durante il giorno ed insegnava la sera in varie zone di Tokyo e dintorni. La rete dei dojo di Nishio praticava metodi che erano spesso visti come una deviazione dagli standard dell’Hombu che era basato principalmente sugli approcci di Kisshomaru Ueshiba e Koichi Tohei. Comunque, mantenne stretti legami con la sede centrale dell’organizzazione e partecipava regolarmente a grandi dimostrazioni ed eventi sociali. Il fondatore, Ueshiba, e suo figlio apparivano spesso come ospiti alle lezioni nei dojo affiliati di Nishio.

Quando Nishio lasciò il suo lavoro con la Zecca governativa nel 1980 era 8° dan di aikido, 7° dan di Iaido, 6° dan di Judo e 5° dan di Karate. Questo segnò l’inizio di una nuova era dato che era divenuto libero di dedicarsi totalmente all’insegnamento dell’aikido. Le sue attività non si limitavano solo al Giappone, ma faceva spesso viaggi in Scandinavia, negli Stati Uniti, ed in vari paesi europei, in particolare la Francia. Nishio mantenne un programma di insegnamento attivo che comprendeva regolari viaggi all’estero per circa 20 anni, ma il peggioramento graduale della sua salute lo obbligò a diminuire l’attività negli ultimi anni della sua vita.

L’Aikido Nishio

Tecnica

L’aspetto tecnico di Nishio è decisamente unico. Sebbene l’aikido di Saito includesse anch’esso l’uso della spada e del bastone, quello che Saito fece fu preservare e formalizzare le tecniche di armi del fondatore con piccole modifiche. Nishio, invece, padroneggiò le basi di diversi sistemi moderni di armi dai quali estrasse molti elementi in aggiunta alle sue precedenti esperienze nel Judo e nel Karate.

Quello che emerse quindi come Aikido Nishio è un amalgama di elementi estrapolati dal Judo, Karate, Iaido, e Jojutsu costruiti sulla base tecnica e filosofica dell’aikido. A completamento del suo taijutsu rivolto alla marzialità o alle tecniche a mani nude, Nishio sviluppò anche un’elaborata serie di variazioni di spada, bastone e Iaido.

Quali sono le basi del suo sistema? “Nel mio dojo io insegno come afferrare, come stare in piedi, come maneggiare la spada, lo tsuki e la posizione obliqua (hanmen) e yokomen. Afferrare correttamente, tagliare correttamente e colpire sono trasformati istantaneamente in atemi”.

I più alti concetti principali dell’aikido assumono una dimensione fisica nell’aikido di Nishio. Per esempio, si dovrebbe adottare una postura naturale nell’affrontare un avversario. “Se tieni una posizione naturale, puoi entrare immediatamente quando percepisci che il tuo avversario si sta per muovere. Quando l’avversario si muove tu hai già vinto.”

Applicato in un contesto sociale, la postura naturale può essere considerata come lo stare in silenzio durante uno scambio verbale finchè il tuo compagno di conversazione abbia espresso quello che voleva dire come opposto dibattito con lui. Non avere una posizione predefinita ci permette di ascoltare e di considerare gli intenti ed i desideri di un altro prima di agire. “Gli esseri umani non devono combattere. Devono, invece, amarsi l’un l’altro, aiutarsi l’un l’altro e completarsi l’un l’altro. Facendo così, si crea un mondo umano.”

Un altro importante concetto è l’unione della respirazione all’unisono con l’avversario. “Non dobbiamo disturbare la respirazione dell’avversario perché, nel metodo dell’aikido, l’avversario cambia la sua respirazione e noi adattiamo la nostra di conseguenza.” La respirazione è la componente chiave del processo di unificazione con un avversario e corrisponde alla respirazione impiegata nell’uso della spada che serve come base per gli atemi di Nishio.

Quando gli atemi o “colpi preventivi” erano caduti in disuso nei principali stili di aikido, Nishio parlava del loro impiego come essenziale per il successo delle tecniche di aikido: “Io considero gli atemi come lo spirito delle arti marziali Giapponesi. Gli atemi neutralizzano temporaneamente la capacità di combattere dell’avversario consentendogli di correggere le sue intenzioni ritornando alla condizione iniziale.”

L’editore di Aikido Journal Stanley Pranin mentre intervista
Nishio Sensei nel 2003
Quando Nishio spiegava l’uso degli atemi nelle tecniche di aikido dimostrava la loro applicazione al successivo punto nel movimento dimostrando che queste erano sempre fattibili. Attualmente non si effettua nessun contatto fisico per garantire condizioni di pratica sicure. Il movimento corrispondente all’atemi induce realmente alla neutralizzazione della mente e del corpo dell’avversario rendendolo incapace di continuare il suo attacco.

Nell’aikido di Nishio, I meccanismi per raggiungere l’unificazione con l’avversario spesso consistono nel fare “mezzo passo”. Questo è un concetto critico espresso dal fondatore che consentiva all’aikidoka di evitare discontinuità e prendere contatto con l’avversario. Guardando più in profondità nell’idea scopriamo che fare un “passo completo” si traduce nel contrastare la volontà dell’avversario e contrattaccare. In senso fisico questo implica uno scontro. Applicato all’interazione sociale, questo è come l’imposizione della volontà di un individuo sugli altri o l’ignorare i desideri degli altri. Al contrario, il mezzo passo dell’aikido facilita l’unificazione delle energie, o, nel sociale, un incontro di menti che vanno in accordo.

Filosofia

Nishio Sensei non imitava le tecniche del fondatore ma prese molto a cuore la filosofia dell’aikido come era stata esposta dal fondatore. Fra questi principi che ripetono le credenze principali di Morihei Ueshiba è il concetto che, in aikido, l’intenzione ed il movimento dell’avversario non sono contrapposte. Piuttosto, prende posto un processo di unificazione di energie dove il respiro ed il movimento dell’avversario vengono riflessi, permettendo così all’aikidoka di neutralizzare l’aggressione. Tramite il controllo dell’attacco, l’aikido sostiene il perdono e la riabilitazione dell’attaccante piuttosto che provocare danni o la morte.

In un contesto più ampio, uno degli obiettivi primari di Nishio era riportare le arti marziali giapponesi al loro spirito originale. Il contrasto da lui esposto tra lo spirito giapponese e la cultura occidentale è lampante:

I principi fondamentali dello spirito marziale giapponese sono differenti dallo spirito degli sport attuali o dallo spirito dei cavalieri occidentali. Lo spirito del cavaliere occidentale dà origine agli sport odierni. Loro combattono per se stessi o per il loro onore sacrificando tutto. Ma questo non è lo spirito del Budo Giapponese. I Samurai lottavano per il paese e per la gente, non per se stessi o per il loro onore. Nello spirito del Budo giapponese un individuo combatte con la famiglia di un altro per la società e la gente. Con questo spirito in mente noi eliminiamo il conflitto. Se tu combatti da solo, il combattimento non avrà fine. Se la gente che dice “potrei morire per evitare che altri vengano uccisi” si unisce con altri che la pensano allo stesso modo, il conflitto sarà eliminato. Questo è lo spirito che l’Aikido cerca.

Nishio sceglie il qualche volta controverso percorso di non imitare le tecniche del fondatore, ma piuttosto di assorbire I principi essenziali dell’Aikido adattandoli all’attuale contesto culturale. In questo ambito, la sua tecnica era in costante evoluzione come la sua comprensione tecnica e le sue abilità andavano migliorando. Per questa ragione, l’aikido di Nishio mantiene poche similitudini con l’aikido ortodosso esemplificato nell’approccio dell’Hombu che tendeva ad essere conservativo di natura. “Il Budo deve sempre riflettere la realtà che lo circonda. Se non è più nuovo e più forte, non è valido.”

Shoji Nishio era uno dei più forti difensori della comprensione e dell’adattamento dei profondi principi dell’aikido in una individuale interpretazione personale dell’arte. La filosofia di Morihei Ueshiba è servita come guida per il pensiero di Nishio e nell’azione di sviluppo della sua forma unica di aikido.

Il pensiero di O-Sensei era grande. Egli fece un tremendo cambiamento dalle arti marziali spietate e letali ad una forma di “arte marziale clemente”. Sotto questo punto di vista, la sua linea di pensiero era più avanti rispetto all’idea di Jigoro Kano Sensei di “massima efficienza con il minimo sforzo” e “mutua prosperità”. Io penso che quando Kano Sensei diede vita al concetto di mutua prosperità questa fosse una linea di pensiero rivoluzionaria. Ma il pensiero di O-Sensei è sempre stato più avanti. “Perdonare, dare e condurre” erano le sue parole. Le arti marziali precedenti si preoccuavano di prendere la vita con la forza, enfatizzando energicamente il prendere piuttosto che il dare.

Il lascito tecnico di Nishio

Fortunatamente per i posteri, Nishio ha lasciato esaurienti materiali pedagogici sotto forma di una serie di video in nove volumi ed un libro pubblicato da Aiki News. La serie video di Aikido di Nishio consiste in nove volumi riguardanti le tecniche: gyakuhanmi katatedori, aihanmi katatedori, shomenuchi, yokomenuchi, ryotedori, sodedori, e katadori menuchi. In questi video dimostra anche le applicazioni di spada e bastone delle tecniche presentate. Gli ultimi due video riguardano le sue forme di spada.

Per diversi anni Nishio ha resistito all’idea di pubblicare un libro sull’aikido perchè la sua arte era in costante cambiamento. “Io sto continuamente praticando e ponendomi delle domande. Così non posso arrivare ad una opinione assoluta. Se tu scrivi un libro e poi muori lasci qualcosa di incompleto, chi lo riscriverà per te?”

Nonostante la sua iniziale riluttanza, egli divenne autore di un libro intitolato propriamente Aikido – Yurusu Budo nel 2004, meno di un anno prima della sua morte. Nella prefazione del libro, spiega le ragioni di questo cambiamento di opinione:

Istantanea fatta a Nishio Sensei nel 2003
Essendo diventato vecchio ed avendo già pianto la morte di maestri come Seigo Yamaguchi, che ebbe il mio più grande rispetto fin dall’inizio della mia cariera nell’aikido, e Morihiro Saito, che lavorò così accanitamente per trasmettere l’aikido del fondatore nella forma più pura possibile, ho iniziato a considerare cosa succederà all’aikido partendo da questo punto.

L’aikido è un “budo” una “via marziale” e perciò inestricabilmente radicato nel “jujutsu” o “tecnica marziale”. Però quando guardo al mondo dell’aikido di oggi, io vedo pochissimo “budosolo ” espresso nella tecnica, ed io mi chiedo se le persone non hanno cominciato a dimenticare queste importanti radici….

Aikido - Yurusu BudoAikido – Yurusu Budo offre uno sguardo comprensivo sull’Aikido Nishio e presenta i principi chiave della sua arte attraverso la presentazione delle tecniche di gyakuhanmi, aihanmi katatedori, sodedori, katadori menuchi, shomenuchi, e yokomenuchi. Vengono presentate sia la versione a mani nude che la versione con la spada ed il bastone.

Conclusione

Negli annali dell’aikido vi sono solo più o meno dieci insegnanti che hanno acquisito rispetto universale per il loro alto livello di abilità e contribuito maggiormente all’espansione dell’aikido. In questo elenco elitario di figure eccezionali che hanno lasciato un’impronta indelebile nell’aikido di oggi, Shoji Nishio emerge come uno dei primi innovatori tecnici e maggiori propositori della filosofia del fondatore.