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Intervista a Koichi Tohei – Parte 1

di Stanley Pranin

Aikido Journal #107 (1996)

Traduzione di Simone Chierchini

Con questo articolo Aikido Italia Network avvia una prestigiosa collaborazione con il piu’ famoso sito web al mondo per quanto concerne l’Aikido, quell’Aikido Journal diretto dal mitico Stanley Pranin, che ha accettato una collaborazione/scambio con il nostro blog, aprendo per noi i suoi sconfinati archivi che contengono materiale di altissima qualità, data la storia personale e le connessioni di Stanley. Iniziamo a scavare tra i tesori di cultura aikidoistica di Aikido Journal riproponendovi una intervista dell’11 luglio 1995, mai pubblicata prima in italiano, con il compianto Koichi Tohei Sensei, recentemente scomparso

L’Aikido è cresciuto in modo esplosivo dalla seconda guerra mondiale in poi. Koichi Tohei, un notevole contributore di questo sviluppo, è forse uno di quelli più qualificati a parlare della storia dell’aikido. La maggior parte degli Shihan di Aikido (anche 7 ° dan e oltre) attivi oggi nel mondo hanno avuto come insegnante, in un momento o in un altro, Tohei.

Sentendo fortemente che le future generazioni dovessero decidere del proprio destino, Tohei ha scelto di parlare molto poco nel corso degli anni. Alla fine, a condizione che noi si rappresenti le attività della sua organizzazione e il suo pensiero così come sono, Tohei Sensei ha finalmente acconsentito a questa intervista esclusiva con l’Aikido Journal. Essendo l’unico allievo di Morihei Ueshiba che ha ufficialmente ricevuto il 10 Dan, ed essendo una figura di importanza centrale nel mondo dell’Aikido del dopoguerra, Tohei ha colto l’occasione di parlare francamente con noi sulle sue opinioni ed esperienze.

I Principi del Cielo e della Terra e il Mio Approccio alla Vita

Pranin: Sensei, ci parli del suo approccio all’Aikido.

Tohei: Nel momento in cui stiamo per entrare nel ventunesimo secolo, il mondo in cui viviamo è sempre più relativo. dato che c’è un davanti, c’è anche un dietro. Siccome vi è un su, vi è anche un giù. All’interno di questo mondo relativistico, nulla è assoluto nella sua correttezza. Non è possibile, per esempio, che nord sia corretto mentre a sud non lo è. Entrambi sono semplicemente “fatti”.

L’unico modo sicuro di essere assolutamente corretto è quello di evitare di essere presi nel vortice di questi cosiddetti fatti del mondo relativistico e invece essere in accordo con i principi assoluti del Cielo e della Terra. Quando si tratta di criteri di giudizio, ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra è corretto, mentre ciò che non è non è corretto.

Un’azione decisiva nasce da una comprensione di ciò che è in accordo con i principi del Cielo e della Terra. Una mancanza di questa comprensione porta ad uno “sforzo irragionevole”, o Muri, il significato letterale del quale è “mancanza di principio”, e dovrebbe essere evitato. Questo è sempre stato il mio modo di pensare e la ragione per cui ho evitato scrupolosamente di agire in modi che coinvolgano questo sforzo irragionevole o che vadano contro questi principi.

L’Aikido è essenzialmente un percorso per essere in accordo con il ki del Cielo e della Terra. Molti di coloro che sono coinvolti nel budo, tuttavia, tendono a parlare di cose che sono illogiche e coinvolgono sforzo irragionevole, cose che sono impossibili. Il mio modo di vivere, invece, è quello di evitare di fare tutto ciò che non è in accordo con il principio.

Mito e realtà: Quello che ho imparato dal Maestro Morihei

Qual è stata la cosa più importante che ha imparato da Morihei Ueshiba?

Di questi tempi il modo in cui la gente parla di ki per lo più tende verso l’occultismo, ma voglio dire che non io ho mai fatto niente che neanche lontanamente coinvolgesse l’occulto. Molto di ciò di cui Ueshiba Sensei ha parlato, d’altra parte, suona come occulto.

In ogni caso, io cominciai a studiare Aikido perché avevo visto come il Maestro Ueshiba avesse veramente imparato a padroneggiare l’arte del rilassamento. Era perché era rilassato, infatti, il motivo per cui poteva generare tanta potenza. Diventai suo allievo con l’intenzione di apprendere questo da lui. A essere onesti, non ho mai ascoltato la maggior parte delle altre cose che diceva.

Le storie a proposito di Ueshiba Sensei che si muoveva alla velocità della luce o che sradicava pini da terra roteandoli poi in aria tutto intorno sono tutte storie, appunto. Ho sempre invitato gli aikidoisti ad evitare di scrivere cose del genere. Purtroppo molte persone non sembrano ascoltare. Invece, si limitano a ridurre le dimensioni del pino della storia da un colosso di albero ad uno di una sola decina di centimetri di diametro. In realtà, è piuttosto difficile estrarre dal suolo anche una singola radice di bardana, quindi come sarebbe mai possibile che qualcuno possa sradicare un albero di pino con un tronco di dieci centimetri, soprattutto quando questo è sorretto dal suo intero sistema di radici? Queste cose non sono altro che esagerazioni del genere spesso usato dai cantastorie di altri tempi.

Le storie poi sono diventate alquanto incredibili da quando Ueshiba è morto, e ora c’è gente che va raccontando che si spostava istantaneamente e ricompariva improvvisamente ad un chilometro di distanza e sciocchezze simili. Io sono stato a lungo con Ueshiba Sensei e posso dire che non possedeva poteri soprannaturali.

Sensei, lei sembra in ottima salute per un uomo che sta per compiere settantasei anni. È sempre stato così?

In realtà, da bambino ero piuttosto fragile. Mio padre disse che dovevo diventare più forte e mi ha fatto iniziare Judo, con il quale aveva connessioni presso la Keio University. Mi allenai duramente e alla fine diventai più forte, ma dopo essere entrato nel programma pre-college alla Keio un attacco di pleurite mi costrinse a prendere un anno sabbatico. La forza che avevo guadagnato con tanta fatica improvvisamente iniziò a sparire di nuovo.

Incapace di sopportare il pensiero di perdere quello che avevo lavorato tanto per guadagnare, Sostituii il Judo con altre forme di allenamento, come lo zazen (sedute di meditazione Zen) e il misogi (purificazione). Giurai che non avrei permesso che la mia forza si deteriorasse nuovamente anche se questo mi avesse portato alla morte. Preoccuparmi per la mia salute e vivere come un mezzo invalido non sarebbero serviti a nulla per aiutarmi nel mio recupero, per cui ho semplicemente detto “al diavolo, tanto vale che mi butto nell’allenamento, anche se mi ammazza. Anche l’Aikido faceva parte di quell’allenamento. Mi sono concentrato sul potenziare la mia forza, e ad un certo punto i raggi X mostrarono che la pleurite era del tutto scomparsa. Sorprendentemente, ero guarito.

Anche se le mie idee erano ancora alquanto vaghe in quel momento, ebbi la sensazione che la mia mente e il mio spirito (Kokoro) avessero motivato il mio corpo. Capii che il modo in cui si mantiene la propria mente è importante. La malattia fisica è ok (anche se non auspicabile), ma è inaccettabile consentire che la malattia si estenda alla propria mente o ki.

In giapponese, quando il corpo funziona a dovere in quale che sia modo, noi chiamiamo questo yamai, o byo, che significa semplicemente “malattia”, ma quando il malfunzionamento si estende anche al ki, lo chiamiamo byoki. Quindi, anche se il mio corpo può essere afflitto da una qualche malattia, non devo permettere che essa si estenda al mio ki. Se la mente è sana, il corpo la seguirà.

Dopo la mia guarigione sono tornato al mio club di Judo, ma io non riuscivo a riprendere l’allenamento con l’entusiasmo precedente. Uno dei motivi è che il Judo sottolinea inevitabilmente l’allenamento fisico del corpo prima di passare alle questioni della mente. Continuavo a pensare che era la mente a muovere il corpo, e che qualsiasi cosa si pensasse nella propria mente, si dovrebbe essere in grado di farla con il corpo.

Inoltre, essendo stato lontano dal Judo per quasi due anni, nel momento in cui ricevetti il mio secondo dan, tutti gli altri avevano già conseguito il quarto o quinto dan. Persino molti dei terzi dan avevano progredito così tanto da potermi facilmente proiettare a loro piacimento. Questo non fu particolarmente interessante e neppure molto divertente.

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